I Longobardi in Puglia e a Taranto

di Giulio Mastrangelo

I Longobardi sono arrivati in Puglia in diverse ondate, a distanza di alcuni decenni dall’inizio della campagna d’Italia (a. 568). La singolarità sta nel fatto che essi, non essendo gente di mare e non disponendo di una flotta, non hanno conquistato tutta l’Italia ma prevalentemente le zone interne e di montagna, non riuscendo a difendere con efficacia le città della costa. La coesistenza di parti assoggettate ai Longobardi e di parti rimaste in dominio del Bizantini offre nella storia del diritto un fenomeno degno di nota. I monumenti che ci hanno lasciato i Longobardi non consistono in castelli, palazzi o chiese (anche se ce ne sono di notevoli anche in epoca longobarda) ma riguardano eminentemente il Diritto. Anche i Bizantini quando riconquistano Taranto nel 967-8, si arrendono alla forza e alla radicale diffusione delle norme longobarde e, invece, di cambiarle, traducono in greco le raccolte delle leggi longobarde ad uso dei funzionari mandati qui ad amministrare la giustizia. Soprattutto sotto il regno di Liutprando si verifica un lungo periodo di pace che porta alla ripresa demografica, dei traffici commerciali, della cultura, delle professioni intellettuali e artistiche. A Bari nascono botteghe notarili e scriptoria ecclesiastici nonché una scuola per la preparazione dei notai. I monasteri diventano centri di produzione di manoscritti e di irradiazione della cultura religiosa, umanistica e giuridica. Proprio a Bari nasce una scrittura che, sulla base della beneventana, differisce rispetto alla scrittura cassinese, che viene chiamata “Bari type”, scrittura tipo Bari. La relazione si concluderà accennando ai lasciti dell’eredità longobarda a Taranto.

Un pensiero su “I Longobardi in Puglia e a Taranto”

  1. Leggendo precedenti commenti tipicamente ” scolastici ” ritengo l’articolo di Giulio eccellente non solo storicamente ma anche giuridicamente . Sfatare certi luoghi comuni è prioritario per la conoscenza .

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