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	<title>ARCHEOGRUPPO.IT</title>
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	<description>Il blog dell&#039;Archeogruppo &#34;E. Jacovelli&#34;</description>
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		<title>Riflessioni sul CENTRO ANTICO di Massafra</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 15:51:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giulio Mastrangelo &#8211; giuliomastrangelo@libero.it Aderisco all&#8217;appello lanciato dalle colonne della “Voce di Massafra” agli intellettuali di Massafra focalizzando il mio intervento su ciò che sta intorno al Palazzo della Cultura. Vorrei richiamare l&#8217;attenzione dei lettori sul ruolo che il &#8230; <a href="http://www.archeogruppo.it/2012/05/riflessioni-sul-centro-antico-di-massafra/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/05/Massafra3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2106" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="Massafra3" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/05/Massafra3-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a>di Giulio Mastrangelo &#8211; <em>giuliomastrangelo@libero.it</em></strong></p>
<p>Aderisco all&#8217;appello lanciato dalle colonne della “Voce di Massafra” agli intellettuali di Massafra focalizzando il mio intervento su ciò che sta intorno al Palazzo della Cultura. Vorrei richiamare l&#8217;attenzione dei lettori sul ruolo che il Centro Storico<strong> </strong>(<em>insieme al Palazzo della Cultura</em>) può giocare per la rinascita culturale e democratica della Città. Il nostro Centro Storico è nel suo insieme un Bene Culturale denso di stratificazioni e di memorie storiche e archeologiche. Delimitato a Est e ad Ovest da due Gravine sui cui fianchi sono scavati villaggi e chiese rupestri, è caratterizzato da case grotte in vicinanza, da cunicoli, da cave sotterranee di forma piramidale (<em>identiche a quelle della valle della Loira in Francia</em>) oltre a monumenti di rilevante interesse storico artistico e architettonico costruiti fuori terra. Ebbene questo immenso patrimonio storico, archeologico, paesaggistico e monumentale è tenuto in stato di abbandono, nel più grande disinteresse da parte degli Enti preposti alla tutela che non trovano nulla da ridire se tali beni vanno in malora. Saluto con grande favore la costituzione del <a href="http://vivereilcentrostorico.wordpress.com/" target="_blank"><strong>Comitato Vivere il Centro Storico</strong></a> che si propone di svegliare dal torpore gli amministratori comunali e di indicare gli obiettivi minimi per migliorare la qualità della vita per chi vive in questa parte di Massafra. I problemi del nostro Centro Storico non si possono però ridurre alla richiesta di maggiore pulizia delle strade. Secondo il mio parere, oltre alla pulizia, vi sono 5 priorità: la viabilità, il ponte, il Castello, la Gravina S. Marco e le vicinanze.</p>
<p><strong>1) Viabilità:</strong> Massafra è l’unica città al mondo in cui il Centro Storico è congestionato da un traffico veicolare caotico e ridotto a strada a scorrimento veloce in tutte le ore del giorno e della notte. Ai detenuti è riconosciuto il diritto a un&#8217;ora d&#8217;aria a noi abitanti del Centro Storico, no. Dobbiamo respirare non aria ma gas di scarico a tutte le ore. Cosa si aspetta a istituire una ZTL (<em>zona a traffico limitato</em>) almeno in alcune ore del giorno?  Si obietterà che non si può paralizzare il traffico cittadino. La soluzione c&#8217;è. Disponiamo già di una strada estramurale<span id="more-2097"></span>, basta allargarla e asfaltarla in un breve tratto. Chi proviene da Bari ed è diretto a Martina Franca non ha bisogno di attraversare il Centro Storico. Esiste la strada di S. Angelo che passa davanti alla masseria Giannotta (<em>ora ribattezzata Appia Antica</em>), costeggia da Ovest la Gravina Madonna della Scala e sbocca nei pressi del ponte di Pizziferro (<em>o di Cernera che dir si voglia</em>). È sufficiente asfaltare il tratto che attraversa il bosco (<em>attualmente in terra battuta</em>) e passa davanti alla masseria S. Angelo. Dal lato Est, per completare ad anello la circonvallazione, basta realizzare un raccordo in prosecuzione della via per Crispiano (<em>quella che passa davanti al palazzetto dello Sport</em>) fino a farla sboccare a Nord del Cimitero sulla statale per Martina Franca. In questo modo chi proviene da Taranto e deve andare a Martina evita di attraversare la città e il Centro Storico. Grazie a quest&#8217;opera, si crea l&#8217;alternativa per i massafresi che da Est devono recarsi a Ovest e viceversa senza attraversare il Centro Storico. Da qualche parte sull&#8217;Ufficio tecnico comunale dovrebbe esserci un progetto in tal senso, risalente agli anni Ottanta del secolo scorso. È così difficile realizzarlo? A me pare di no. Eliminando un po&#8217; di sprechi e di contributi a pioggia in 2-3 anni si può fare.</p>
<p><strong>2) Il ponte Garibaldi:</strong> Oltre vent&#8217;anni orsono furono eseguiti degli studi sulla statica del ponte. Si concluse che era a rischio, tanto che da allora è vietato il transito agli autobus e agli autocarri oltre un certo tonnellaggio. Nel frattempo, nella struttura tufacea del ponte sono nati e si sono sviluppati alcuni arbusti da entrambi i lati che, con le loro radici, fanno collassare la tenera struttura della calcarenite (<em>di cui è fatto il ponte</em>), creando il pericolo di cedimento della stessa. Anche qui è urgente una verifica diretta ad accertare la staticità e a scongiurare eventuali pericoli di crollo a tutela della pubblica incolumità.</p>
<h4><strong>3) Castello:</strong> Il Castello è ancora in gran parte da restaurare, naturalmente evitando gli errori del passato e cioè che sia restaurato quasi fosse un appartamento in condominio. Prima di mettere mani in una struttura di oltre mille anni occorre l&#8217;opera dell&#8217;archeologo poi a seguire quella dell&#8217;architetto.</h4>
<h4><strong>4) Gravina San Marco:</strong>  Per la Gravina occorre riprendere il progetto di consolidamento statico. Tutto lo spalto Ovest dal Castello sino alla Candelora presenta una pesante situazione di collasso statico (<em>evidenziata dagli studi di Cotecchia – Grassi degli anni Settanta del secolo scorso e di quelli dell&#8217;ing. Vozzi</em>). Nel passato si sono verificati ripetutamente segnali di allarme con movimenti franosi, per fortuna &#8211; sinora &#8211; senza vittime. Per il futuro è meglio non sfidare la sorte.</h4>
<h4><strong>5) Le vicinanze:</strong> Le case grotte ipogee con corte centrale chiamate <em>in loco</em> &#8216;vicinanze&#8217; e altrove &#8216;case a pozzo&#8217; costituiscono una tipologia abitativa originale che solo a Massafra si trova, e meritano di essere studiate, rilevate e aperte alla fruizione pubblica. Sul piano della valorizzazione del patrimonio rupestre siamo purtroppo – spiace dirlo – ancora all&#8217;anno zero. In Turchia, in Francia e in Spagna gli alberghi a 5 stelle, i laboratori artigiani, i bar e i ristoranti non vengono più costruiti ma allogati in strutture ipogee mediante il recupero, il restauro e il riuso di cavità preesistenti. A Massafra non abbiamo nulla che assomigli a un Catasto delle vicinanze e delle cavità sotterranee. Un primo intervento diretto alla valorizzazione sarebbe quello di esentare dall&#8217;IMU tutte le case grotte in vicinanza o in rupe, a patto che i privati si impegnino a tenerle pulite e a conservarle con decoro. Propongo, inoltre, che i lavori pubblici e privati comportanti scavo e movimento di terra sia nel Centro abitato che in campagna, siano sottoposti al preventivo nulla osta della Soprintendenza Archeologica per l’intuitiva ragione che quando si scava non si sa ciò che può venire fuori.</h4>
<p>A Sant&#8217;Agostino per puro caso (<em>grazie a una soffiata</em>) è stato evitato che tombe di IX-IV secolo a. C. venissero distrutte: per fortuna almeno un pezzo importante di memoria storica si è salvata. Sappiamo così che il centro abitato di Massafra ha sempre gravitato intorno alla <em>via antiqua</em> che la collega a Taranto e che è esistito un centro demico, senza soluzioni di continuità, a partire dal IX a. C., come i reperti ivi trovati attestano. Tale area archeologica è abbandonata da anni. Se non facciamo nulla, il tempo completerà l&#8217;opera di distruzione iniziata dalle ruspe. Le numerose monete di epoca imperiale romana trovate nella Gravina San Marco e nei pressi della chiesa rupestre di Santa Marina dimostrano la vitalità del villaggio già in età tardo antica. Così come il giudicato longobardo scritto nel Castello di Massafra a novembre del 970, attesta la crescita di ruolo di Massafra in epoca longobarda, a seguito della distruzione di Taranto da parte dei saraceni.</p>
<p>Concludo con una proposta a costo zero per le Casse comunali. Sappiamo tutti che l&#8217;autostrada A14 adriatica termina in territorio di Massafra, precisamente a 2 km dal centro abitato. Ebbene venendo da Bari è segnalata più volte solo l&#8217;uscita di Taranto Nord, come se l&#8217;autostrada finisse a Taranto. All&#8217;uscita di Mottola-Castellaneta sono segnalati i centri di Laterza, Ginosa e Matera. Da ultimo è stata aperta l&#8217;uscita per Palagiano e Palagianello. Chi proviene dal Nord, uscendo dall&#8217;autostrada e  immettendosi sull&#8217;Appia, crede di essere arrivato a Taranto. Invece a poca distanza arriva in un<strong> <em>ignoto oppido</em></strong>  di cui niente e nessuno gli ha preannunciato l&#8217;esistenza. Per eliminare questo increscioso inconveniente è sufficiente scrivere una lettera alla società Autostrade chiedendo che, sia prima del casello di Palagianello sia prima dell&#8217;immissione sulla statale Appia, venga opportunamente e doverosamente segnalata Massafra. È una proposta che non costa nulla ma che contribuirà alla visibilità e alla promozione della nostra amata Città.</p>
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		<title>Un giudicato longobardo del 970 in Terra d&#8217;Otranto</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 06:20:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[longobardi]]></category>

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		<description><![CDATA[“Un giudicato longobardo del 970 in Terra d&#8217;Otranto” è il titolo del saggio di Giulio Mastrangelo (Cultore della materia presso la Cattedra di Storia del Diritto Italiano, Diritto Comune e Storia delle Codificazioni Moderne della II Facoltà di Giurisprudenza di &#8230; <a href="http://www.archeogruppo.it/2012/04/un-giudicato-longobardo-del-970-in-terra-dotranto/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Un giudicato longobardo del 970 in Terra d&#8217;Otranto” è il titolo del <strong>saggio di Giulio Mastrangelo</strong> (<em>Cultore della materia presso la Cattedra di Storia del Diritto Italiano, Diritto Comune e Storia delle Codificazioni Moderne della II Facoltà di Giurisprudenza di Taranto &#8211; Università degli studi di Bari “Aldo Moro” dal 2009</em>) pubblicato negli Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Taranto (Anno IV, ed. Cacucci 2011).</p>
<p><a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/04/CAPS-XVIII-fasc-I-n-3-r.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2088" title="CAPS XVIII fasc I n 3 r" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/04/CAPS-XVIII-fasc-I-n-3-r-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Il saggio (scaricabile e consultabile gratuitamente <a href="http://www.scribd.com/doc/90174182/Un-Giudicato-Longobardo-del-970-in-Terra-d-Otranto-di-Giulio-Mastrangelo" target="_blank">qui</a>) è corredato da una splendida foto della pergamena, conservata nell&#8217;Archivio di Montecassino, su cui è scritto il documento, una delle fonti più interessanti per lo studio del diritto longobardo in Puglia durante l&#8217;Alto Medioevo. Già trascritto dal Carabellese (1905) e dal Gallo (1914), il prezioso documento, redatto <em>in Castello Massafra</em> nel novembre dell&#8217;anno 970, viene fatto oggetto di una nuova e più puntuale trascrizione e, soprattutto, di uno studio storico giuridico approfondito.</p>
<p>Pur se emesso nel nome degli imperatori bizantini Giovanni Zimisce, Basilio e Costantino (<em>che governavano in quel tempo</em>) e pur se il gastaldo è un greco, tale Trifilio, il giudicato è da ricondurre, sia per il lessico usato sia per gli istituti richiamati, all&#8217;Editto di Rotari e dunque al diritto – in particolare al processo – longobardo. La cosa non deve meravigliare. Sappiamo infatti che il diritto longobardo aveva messo così profonde radici in Puglia che costituiva diritto vigente anche sotto il dominio bizantino. Quando nel 967 i Bizantini riconquistano Taranto, invece di imporre il loro diritto e la loro lingua,  prendono atto della realtà e si adattano al diritto vivente; invece di cambiarlo, traducono in greco la raccolta di leggi longobarde, ad uso dei funzionari imperiali inviati nelle nostre province ad amministrare la giustizia. Lo dimostra il Cod. Parigino greco 1384, in cui è compresa la traduzione di parte dell&#8217;Editto di Rotari, per il quale si è ipotizzato che sia stato composto «nei dintorni di Taranto, o addirittura nella stessa città di Taranto».</p>
<p>Dopo aver tratteggiato l&#8217;evoluzione del processo longobardo (<em>dalla faida al processo</em>) e della potestà giudiziaria (<em>prima appannaggio esclusivo dell&#8217;assemblea degli uomini armati </em><em>[</em><em>arimanni/exercitales</em><em>]</em><em> e quindi di esclusiva titolarità del re che l’attribuiva alla curia regis e, a cascata, ai duchi, ai gastaldi e/o actores regii e agli sculdasci</em>), si illustrano le funzioni amministrative e giurisdizionali affidate dalla legge ai gastaldi che, sia in Puglia che a Taranto, nelle scarse fonti sono attestati in diplomi del 747 e del 774 nonchè in atti privati di IX e X sec.. Entrando nel vivo della vicenda processuale,<span id="more-2087"></span> si  nota l&#8217;assenza della fase introduttiva del giudizio: i ricorrenti (<em>Ilario abate e Leone presbitero del monastero di San Pietro in Taranto</em>), già comparsi davanti al gastaldo, formulano due distinte accuse (<em>lo spossessamento di un fondo recintato e il danneggiamento di 5 termiti</em>) nei confronti di tale Iocardo figlio di Sabbatino. Quindi il Giudice, facendo uso dei suoi poteri, procede all&#8217;interrogatorio dell&#8217;accusato e, stante la negazione dell&#8217;accusa da parte di questi e la  richiesta dei ricorrenti di ammissione del giuramento, emette il <em>sacramentum iudicatum</em> imponendo alle parti la previa prestazione della reciproca <em>wadia/guadia</em>.</p>
<p>A questo punto, si verifica un colpo di scena. Iocardo non se la sente né di giurare né di indicare testimoni per il giuramento e propone una definizione bonaria. La proposta viene accettata dai ricorrenti e il gastaldo, previa prestazione di nuova reciproca <em>wadia/guadia</em>, dispone che la causa venga definita col giuramento del presbitero Leone, uno dei due ricorrenti. Il giuramento non avviene <em>in</em> <em>Castello Massafra</em> ma sul terreno in contestazione (<em>clausuria</em>) ove le parti, il gastaldo e i testimoni, tutti insieme, si recano il giorno stabilito. Con in mano i <em>sancta Dei evangelia,</em> il presbitero Leone perlustra tutto quanto possedeva Iocardo e quindi presta il solenne giuramento ponendo fine alla causa. Ne segue il rilascio del fondo detenuto senza titolo da Iocardo in favore dei presbiteri vittoriosi.</p>
<p>Infine, il processo si chiude con la redazione del giudicato fatta eseguire dal gastaldo (<em>rogatio)</em> e che avviene nel Castello di Massafra per mano del decano e notaro Giovanni. In calce al documento, a conferire efficacia e autenticità al contenuto dell&#8217;atto processuale, figurano le firme del gastaldo e dei notabili che lo assistono.</p>
<p>In base alle norme dell&#8217;Editto, l&#8217;epoca dello spoglio viene fissata tra l&#8217;anno 941 e il 964 (<em>cioè nel periodo di caos istituzionale e politico seguito alla distruzione di Taranto del 927</em>) e, in base ai termini fissati dalle norme dello stesso per il compimento dei singoli atti processuali (<em>citazione privata, datio wadia/guadia e nomina del fideiussore, nuova datio wadia/guadia dopo l&#8217;accettazione della proposta di composizione bonaria, espletamento del giuramento in loco, redazione e sottoscrizione del giudicato</em>), si ipotizza che il processo sia durato al massimo due mesi.</p>
<p>Siamo grati a Giulio Mastrangelo perchè, muovendosi con disinvoltura tra gli istituti del processo longobardo, ci fa conoscere in modo approfondito il giudicato del 970, già edito da oltre un secolo ma che nessuno sinora a livello accademico aveva sentito il bisogno di studiare sia dal punto di vista storico che giuridico. Gli siamo altresì grati perchè, attraverso i suoi scritti, ci fa uscire dalle nebbie e dalle leggende che ancora si scrivono sul Medioevo e ci fa conoscere Massafra prima del Mille, una società viva e reale governata da un gastaldo greco, assistito da notabili latini (<em>tra cui alcuni ecclesiastici</em>), dove è saldamente radicato il diritto longobardo, in cui si muovono personaggi reali, monaci e laici, che disputano per il possesso di fondi recintati da muri a secco, ove regna incontrastato l&#8217;olivo.</p>
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		<title>Presentazione del volume &#8220;Patria. Un’idea per il nostro futuro&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 07:09:22 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì 23 aprile 2012 alle ore 18:30 presso il Castello Medievale di Massafra, l’Archeogruppo “E. Jacovelli” e l’associazione L.A.T.O.G.A., con il patrocinio del Comune di Massafra, presentano il volume “Patria. Un’idea per il nostro futuro” (Garzanti, Saggi, ott. 2011, pp.173), &#8230; <a href="http://www.archeogruppo.it/2012/04/presentazione-del-volume-patria-unidea-per-il-nostro-futuro/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/01/Patria.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2085" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="Patria" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/01/Patria-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Lunedì 23 aprile 2012 alle ore 18:30 presso il Castello Medievale di Massafra</strong>, l’Archeogruppo “E. Jacovelli” e l’associazione L.A.T.O.G.A., con il patrocinio del Comune di Massafra, presentano il volume <strong>“Patria. Un’idea per il nostro futuro”</strong> (Garzanti, Saggi, ott. 2011, pp.173), autori <a href="http://www.giur.uniroma3.it/studying_law/faculty/conte.php" target="_blank">prof. Emanuele Conte</a> e <a href="http://www.robertodellaseta.it/" target="_blank">sen. Roberto Della Seta</a>. Insieme agli autori, discuteranno del volume il prof. Francesco Mastroberti (Direttore del Dipartimento Jonico in Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo – Università degli studi di Bari &#8211; II Facoltà di Giurisprudenza di Taranto) e l&#8217;avv. Maria Rosaria Guglielmi (presidente dell’Associazione L.A.T.O.G.A.).</p>
<p><em>Un quadro politico desolante, un’economia in stallo, lo spettro del default, lo spauracchio della secessione, il baratro che si allarga tra casta e antipolitica, i giovani senza prospettive… Mentre celebriamo un secolo e mezzo dello Stato unitario, l&#8217;Italia ci appare fragile, declinante, immobile, divisa. Per superare i rischi di una decadenza del posto dell&#8217;Italia nel mondo e del nostro benessere, dobbiamo guardare oltre le differenze politiche, sociali, territoriali, le convenienze personali e familiari, il campanilismo e il localismo. Soprattutto, dobbiamo ricominciare a sentirci una comunità, che voglia impegnarsi in un progetto condiviso.</em><br />
<em> La parola «Patria» è rimasta estranea, per ragioni storiche e ideologiche, alle tradizioni culturali prevalenti nel nostro paese. Tuttavia oggi, per evitare le opposte derive del mondialismo omologante e del proliferare di egoismi di luogo e di gruppo, diventa indispensabile rifondare una identità collettiva che non si fondi su condizioni date (il sangue, il territorio, la lingua, la religione) ma su valori e obiettivi condivisi. Emanuele Conte e Roberto Della Seta ci offrono una riflessione insieme storica e politica sul concetto di Patria e sul ruolo che esso ha avuto nella cultura e nella storia del nostro Paese. Per proiettarlo nel futuro, come risorsa modernissima al servizio dell&#8217;interesse comune degli italiani.</em></p>
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		<title>A mano. Idee, esperienze e tecniche artigianali in mostra</title>
		<link>http://www.archeogruppo.it/2012/03/a-mano-idee-esperienze-e-tecniche-artigianali-in-mostra/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 14:27:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archeogruppo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Make People Do Lab presenta “A mano. Idee, esperienze e tecniche artigianali in mostra”, una esposizione sperimentale e open source sui risultati della prima edizione dei workshop. A Bari vecchia &#8211; Strada Palazzo di Città 67-69 Dal 24 marzo al &#8230; <a href="http://www.archeogruppo.it/2012/03/a-mano-idee-esperienze-e-tecniche-artigianali-in-mostra/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Make People Do Lab presenta “A mano. Idee, esperienze e tecniche artigianali in mostra”, una esposizione sperimentale e open source sui risultati della prima edizione dei workshop.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/03/A-mano1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2078" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="A mano" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/03/A-mano1.jpg" alt="" width="900" height="143" /></a>A Bari vecchia &#8211; Strada Palazzo di Città 67-69<br />
Dal 24 marzo al 14 aprile 2012<br />
Dal mercoledì al sabato, dalle ore 16,00</p>
<p>24 marzo: ore 15.30 workshop,  ore 19.00 inaugurazione<br />
14 aprile: festa di chiusura</p>
<p>La mostra propone una nuova narrazione sul sapere manuale radicato nel territorio pugliese, in un progetto basato sull’interazione tra diversi attori provenienti dal mondo delle arti visive e della progettazione.</p>
<p>Il modello di creazione partecipata è stato esteso anche all’ambito della comunicazione dell’evento: nel mese di gennaio è stato lanciato il progetto “9 designers x 9 layouts” che ha visto 9 grafici di nazionalità diversa (Tommaso Catalucci &#8211; Maria Rosaria Digregorio  &#8211; Michele Galuzzo &#8211; Silvio Lorusso &#8211; Iria Melendro &#8211; Patrick Miller &#8211; Pietro Paciullo &#8211; Ilaria Roglieri &#8211; Dario Antonio Romano) alternarsi nelle varie fasi di lavoro, realizzando 9 manifesti &#8220;partecipati&#8221; impiegati nella promozione della mostra.</p>
<p>In occasione dell’apertura dell’evento si terrà l’ultimo workshop della serie in cui si apprenderanno le tecniche di lavorazione dei vari tipi di pasta fatta a mano.</p>
<p>Per maggiori informazioni<br />
<a href="http://www.makepeopledo.it" target="_blank">www.makepeopledo.it</a><br />
<a href="http://www.facebook.com/makepeopledo" target="_blank">www.facebook.com/makepeopledo</a></p>
<div>
<p><span><em>MAKE PEOPLE DO è un progetto vincitore del bando Principi Attivi 2010 della Regione Puglia,<span id="more-2076"></span> ideato da due progettiste, laureate in Design degli Interni presso il Politecnico di Milano: Gabriella Mastrangelo e Rossella Tricarico.<br />
Make People Do è un progetto in eterno fieri, che si modella e si articola sulla base dell’esperienza diretta.<br />
È una sperimentazione continua sulle persone, sui materiali, che interagisce con una rete di conoscenze, strumenti e comunità di interesse.<br />
È una ricerca sul territorio, che parte da quello pugliese con il fine di recuperare quelle tecniche e quei saperi che appartengono alle generazioni passate e che ben si prestano ad essere reinterpretati e rimessi in circolo. </em></span></p>
</div>
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		<title>Lithikà</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 13:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archeogruppo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri in Archeogruppo]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia sperimentale]]></category>
		<category><![CDATA[età del bronzo]]></category>
		<category><![CDATA[età del ferro]]></category>
		<category><![CDATA[preistoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì sera, 23 febbraio 2012  alle ore 18:30, presso lo Spazio Culturale Domenico Mastrangelo in via Ladiana n. 2 a Massafra, si terrà un nuovo appuntamento con gli Incontri in Archeogruppo nel quale Vincenzo Stasolla presenterà il suo volume “Lithikà &#8230; <a href="http://www.archeogruppo.it/2012/02/lithika/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/02/120213_stasolla_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2058" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="120213_stasolla_1" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/02/120213_stasolla_1-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Giovedì sera, 23 febbraio 2012  alle ore 18:30, presso lo Spazio Culturale Domenico Mastrangelo in via Ladiana n. 2 a Massafra, si terrà un nuovo appuntamento con gli Incontri in Archeogruppo nel quale <strong>Vincenzo Stasolla</strong> presenterà il suo volume <strong>“Lithikà – Diagnosi e interpretazione delle Industrie Litiche degli insediamenti Pre-Protostorici dell’Età dei Metalli”. </strong>Presenterà l’intervento il prof. <strong>Roberto Caprara</strong>, concluderà la serata <strong>Peppino Pirrazzo</strong> che esporrà relativamente al Parco delle Gravine e alla Presitoria del Comune di Ginosa.<strong><br />
</strong></p>
<p><em>L’uomo dell’Età del Bronzo vive in una condizione molto simile a quella dei suoi predecessori Neolitici, e pertanto usufruisce come loro ancora della pietra, per fabbricare arnesi. La questione si apre al momento in cui il bronzo fa la sua comparsa, seppur in limitata quantità: quali sono i ruoli che ricopre nelle società dell’Età dei Metalli? A chi il ruolo simbolico totemico e a chi quello domestico, nei vari contesti? Il ruolo della pietra non appare, infatti, subordinato a quello dei metalli, avendo un’ importanza nell’equilibrare un’ economia che esitava ad investire del tutto sui metalli, sfruttando quella che era un’atavica e millenaria tradizione. Se v’è un’età della pietra priva di metalli, vi è al contrario un’età dei metalli ove v’è la pietra: è l’Età della Pietra dell’Età del Bronzo.<span id="more-2048"></span></em></p>
<p><a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/02/copertina-Lithikà2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2070" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="copertina Lithikà" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/02/copertina-Lithikà2-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></a>Per maggiori info, visitate il blog di Vincenzo Stasolla all&#8217;indirizzo <a title="Blog Vincenzo Stasolla" href="http://vstasolla.blogspot.com " target="_blank">vstasolla.blogspot.com</a> da dove potrete anche scaricare gratuitamente una copia di Lithikà. La copia digitale di Lithikà verrà anche messa a disposizione nel corso della serata a chiunque, munito di penna USB, ne faccia richiesta!<!--more--></p>
<p><strong><a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/02/foto-Vincenzo-Stasolla.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2063" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="foto Vincenzo Stasolla" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/02/foto-Vincenzo-Stasolla-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" /></a>Vincenzo Stasolla</strong> studia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in Scienze dei Beni Archeologici dell’Università degli Studi di Bari. Il suo ruolo è quello di monitorare il territorio rilevando e documentando le caratteristiche Paletnologiche di Ginosa e dei contigui territori di Laterza e Matera. Partecipa annualmente, come operatore, alla campagna di scavo paletnologico presso l’insediamento neandertaliano Riparo dell’Oscurusciuto (Ginosa–Ta). Collabora a titolo gratuito con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia (Altamura), con Peppino Pirrazzo (delegato del Coordinamento Provinciale del Parco delle Gravine) e con varie riviste locali, come “Il Corriere del Giorno”, “PiazzaNews” e “Taranto Oggi”, pubblicando articoli di Archeologia Preistorica e anche di fenomeni Etnoantropologici locali, come il Cucibocca di Montescaglioso (Mt). È impegnato seguendo lo studio dell’insediamento Pre-Protostorico di Grotta San Pellegrino, anche come disegnatore dell’industria litica ivi recuperata, (Laterza–Ta), soggetto della ventura pubblicazione negli Atti dell’Habitat Rupestre (Firenze 2012), ed è laureando con una tesi di laurea in preistoria col Professor Donato Coppola, docente di Paletnologia presso l’Università degli Studi di Bari.</p>
<p>STASOLLA V., con la collaborazione di PEPPINO PIRRAZZO, del Coordinamento Provinciale dei Comitati per il Parco delle Gravine, 2010, “<em>Recuperati i più antichi reperti preistorici della provincia – L’angolo più occidentale del Tarantino nasconde materiali dai 500.000 ai 100.000 anni</em>”, Corriere del Giorno, Mercoledì 20 ottobre 2010, Anno XXVII, n°288, p. 31;</p>
<p>STASOLLA V., con la collaborazione di PEPPINO PIRRAZZO, del Coordinamento Provinciale dei Comitati per il Parco delle Gravine, 2010, “<em>Grotta San Pellegrino, alla scoperta delle origini – Non era una Chiesa ma un’antica stazione per pastori transumanti</em>”, Corriere del Giorno, Giovedì 2 dicembre 2010, Anno XXVII, n°331, p. 31;</p>
<p>STASOLLA V., con la collaborazione del Dott. DARIO PETROSINO, “<em>Strade, ripari e snodi degli antichi mandriani</em>”, in <em>Corriere del Giorno</em>, Sabato 12 novembre 2011, Anno XXVIII, n° 312, p. 25;</p>
<p>STASOLLA V., “<em>La notte dei Cucibocca: dialogo attorno alla maledizione apotropaica</em>”, Corriere del Giorno, martedì 1 marzo 2011, Anno XXVIII, n°59, p. 32</p>
<p>STASOLLA V., “2-<em>Nella notte del Cucibocca: dalle origini pagane alla cultura monastica</em>”; Corriere del Giorno, martedì 5 marzo 2011, Anno XXVIII, n°63, p. 29</p>
<p>STASOLLA V., “3-<em>Nella notte del Cucibocca: il simbolismo dell’abbigliamento</em>”; Corriere del Giorno, mercoledì 9 marzo 2011, Anno XXVIII, n°67, p. 33</p>
<p>STASOLLA V., “<em>Dialogo sulla maledizione apotropaica: nella notte del Cucibocca di Montescaglioso, di Vincenzo Stasolla, 2010-2011</em>”: saggio etno-antropologico sul fenomeno tradizionale della figura del Cucibocca di Montescaglioso (MT), Ginosa-Montescaglioso 2011;</p>
<p>STASOLLA V., “<em>La Notte</em><em> dei Cucibocca, Promemoria Collettivo</em>”; Corriere del Giorno, martedì 3 gennaio 2011, Anno XXIX, n°2, p. 28</p>
<p>STASOLLA V., <em>Lithikà,</em><em> Diagnosi e Interpretazione</em> <em>delle industrie litiche degli insediamenti Pre-Protostorici dell’Età dei Metalli</em>, Massafra 2012;</p>
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		<title>SCARICHI DI FOGNA IN GRAVINA MADONNA DELLA SCALA</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 15:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archeogruppo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giulio Mastrangelo, avvocato &#8211; Ispettore Onorario Soprintedenza Archeologica Ho appreso che l&#8217;Amministrazione Comunale ha adottato sanzioni pecuniarie contro le famiglie del rione Santa Guida – Gesù Bambino per il fatto che le loro abitazioni scaricano nella Gravina Madonna della &#8230; <a href="http://www.archeogruppo.it/2012/01/scarichi-di-fogna-in-gravina-madonna-della-scala/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Giulio Mastrangelo, avvocato &#8211; Ispettore Onorario Soprintedenza Archeologica</strong></p>
<p><a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/01/massafra-scarichi-in-gravina-gesù-bambino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2033" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="massafra-scarichi-in-gravina-gesù-bambino" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2012/01/massafra-scarichi-in-gravina-gesù-bambino-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a>Ho appreso che l&#8217;Amministrazione Comunale ha adottato sanzioni pecuniarie contro le famiglie del rione Santa Guida – Gesù Bambino per il fatto che le loro abitazioni scaricano nella Gravina Madonna della Scala. È un problema antico.<br />
È legato alla morfologia del territorio, al fatto che via Santa Guida è posta a livello inferiore rispetto alla quota della fogna del rione Gesù Bambino ed è pieno di vicinanze e di grotte ipogee che costituiscono un ulteriore ostacolo al passaggio di tubazioni di scarico. Orbene, una soluzione facile e semplice c&#8217;è. Far passare la fogna, coll&#8217;impiego di soluzioni innovative per il minore impatto ambientale, all&#8217;interno della Gravina Madonna della Scala. Siamo in una zona vicino allo sbocco in pianura della stessa Gravina, lontana un chilometro dal Santuario e dal Villaggio rupestre Madonna della Scala, urbanizzata con lo scavo sia di grotte che di fabbricati ancora nella seconda metà del Settecento, chiamata Capo di Gravina.<br />
La proposta non deve scandalizzare soprattutto perchè proviene dallo scrivente.<br />
La mia storia personale è la testimonianza vivente dell&#8217;impegno più che trentennale per la tutela e la salvaguardia delle Gravine e degli insediamenti rupestri. Per eventuali Vestali che dovessero stracciarsi le vesti, voglio ricordare che la fogna attraversa tranquillamente tutta la Gravina di Ginosa e quella di Laterza. E lì nessuno si è scandalizzato o si scandalizza. Venendo al territorio di Massafra<span id="more-2029"></span>, ricordo agli smemorati che è ancora in costruzione e sotto gli occhi di tutti il monstrum del complesso edilizio composto da ben trentadue appartamenti che sta sorgendo all&#8217;interno della Gravina Santa Caterina: anche lì si sta creando un problema di quote. Come farà la fogna a salire di quota sino al livello di via Taranto? Un esposto inviato a una ventina di Enti e Autorità locali e regionali, oltre che alla Procura della Repubblica, non ha sortito alcun effetto. Eppure anche lì ci sono beni storici architettonici e artistici (chiesa rupestre di Santa Caterina, cripta del santo barbato) e tombe a camera dell&#8217;età classica. Le Soprintendenze non si sono scomodate neppure a darci una risposta. Tornando al problema della fogna nel rione Santa Guida, una volta tanto che un intervento, neppure tanto invasivo, nella Gravina verrebbe fatto a fin di bene, per risolvere un pluridecennale problema di quella parte della popolazione di Massafra che è gelosamente attaccata al suo quartiere, ricco di memorie storiche e familiari, senza favorire questo o quel palazzinaro, non dovrebbe scandalizzare nessuno ma diventare occasione per unire maggioranza e opposizione nell&#8217;approvare insieme tale progetto. Via le multe e si realizzi invece un tronco di fogna nella Gravina. Una volta tanto diamo una dimostrazione di unità per favorire la rinascita del Centro Antico di Massafra e impedire che si spopoli anche il rione Santa Guida.</p>
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		<title>AUGURI A TUTTI VOI!</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 11:59:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2011/12/buone_feste_1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2012" title="buone_feste_1" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2011/12/buone_feste_1.jpg" alt="" width="1280" height="806" /></a></p>
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		<title>La colomba di Archita, Ed. Scorpione</title>
		<link>http://www.archeogruppo.it/2011/11/la-colomba-di-archita-ed-scorpione/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 08:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archeogruppo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì sera, 15 dicembre 2011  alle ore 19:30, presso lo Spazio Culturale Domenico Mastrangelo in via Ladiana n. 2 a Massafra, si terrà un nuovo appuntamento con gli Incontri in Archeogruppo nel quale l&#8217;ing. Antonio Tagliente presenterà il suo volume &#8230; <a href="http://www.archeogruppo.it/2011/11/la-colomba-di-archita-ed-scorpione/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2011/11/La-colomba-di-Archita_locandina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2008" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="La colomba di Archita_locandina" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2011/11/La-colomba-di-Archita_locandina-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Giovedì sera, 15 dicembre 2011  alle ore 19:30, presso lo Spazio  Culturale Domenico Mastrangelo in via Ladiana n. 2 a Massafra, si terrà  un nuovo appuntamento con gli Incontri in Archeogruppo nel quale l&#8217;ing. <strong>Antonio Tagliente</strong> presenterà il suo volume <strong>“La colomba di Archita”, Ed. Scorpione. </strong></p>
<p>Siamo ormai abituati alle ricostruzioni dello splendore della Taranto del V e IV secolo a.C., ma l’autore ci propone invece una prospettiva davvero nuova ed interessante dalla quale osservare la cultura di quei secoli e i frutti che ne derivarono; ed infatti il vero protagonista delle pagine di questo libro è proprio lo spirito “scientifico” e “tecnologico” dei nostri padri, che di solito ignoriamo, attratti forse più dagli aspetti classici della cultura del periodo, quali la poesia, il teatro e la filosofia. L’autore ci sorprende subito mostrando come Filolao, pitagorico del V secolo a.C., avesse dedotto, dall’irregolarità del moto dei pianeti, il vero assetto del sistema solare: non geocentrico ma pirocentrico, caratterizzato quindi da un fuoco centrale intorno al quale  ruotano la Terra, la Luna, il Sole e tutti i pianeti allora conosciuti. A parte qualche imprecisione è davvero notevole la sagacia deduttiva di Filolao, il quale capisce che, per “<em>salvare i fenomeni</em>” osservati, è necessario cambiare radicalmente la prospettiva, anticipando di un secolo la proposta eliocentrica di Aristarco di Samo, astronomo ellenistico e di ben duemila anni la più nota  rivoluzione copernicana. Davvero moderna ci appare poi la fiducia di Filolao nelle capacità dell’uomo di comprendere la natura con l’ausilio dei numeri, che discende direttamente dalla convinzione pitagorica che “<em>la natura è armonia</em>” e che “<em>tutto è numero</em>”. Degno allievo di così grande maestro è poi Archita, che, secondo l’autore, è addirittura il vero primo fondatore della scienza dell’ingegneria, nel senso di un’applicazione alla meccanica dei principi astratti della geometria e della matematica.<span id="more-1989"></span> <a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2011/11/La-colomba-di-Archita.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1990" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="La colomba di Archita" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2011/11/La-colomba-di-Archita-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>L’autore propone infatti di interpretare l’interesse matematico del Signore di Taranto per il problema di Delo (la duplicazione del cubo), di cui Archita fornì una brillante soluzione, come strettamente connesso al suo interesse per la meccanica: in particolare il pensatore tarantino avrebbe elaborato un <em>principio di armonia di scala</em>, utilissimo per il dimensionamento e la verifica di alcuni componenti meccanici, rendendosi quindi protagonista di una vera e propria rivoluzione metodologica, consistente in un <em>approccio sistematico alla meccanica</em> mediante l’utilizzo di principi matematici e anticipando quindi di un secolo le indagini altrettanto sorprendenti e raffinate che gli ingegneri alessandrini eseguiranno in epoca ellenistica. Con Archita, Taranto diventa quindi, secondo l’autore, la sede di una proto-scuola di ingegneria, la prima di cui ci sarebbe, se pur piccola ed indiretta, una traccia nella tradizione  e assurge quindi a vero centro di eccellenza, non solo economico e militare ma anche e soprattutto culturale. Le ipotesi suggestive avanzate sono ancorate saldamente alla tradizione storica: Diogene Laerzio, Plutarco e Vitruvio, tra gli altri, sono continuamente interpellati, poiché ad essi vien fatto riferimento da parte dell’autore, in mancanza di prove documentali certe (ricordiamo che il trattato sulla meccanica di Archita è purtroppo andato perduto). Al termine della lettura, indipendentemente dalla condivisione o meno della tesi proposta dall’autore, si ha la netta sensazione che le distanze tra noi uomini moderni e i nostri padri, vissuti venticinque secoli fa, si siano ridotte: sembra quasi di scorgere in loro il nostro stesso spirito e quella stessa fiducia nelle capacità dell’uomo di comprendere la natura con gli strumenti matematici. Può apparire strano oggi, ma la cifra più significativa della modernità e cioè la fede nella scienza e nella tecnologia sembra affondare le radici ultime in un tempo assai remoto, quando un uomo, a Taranto, fece volare una colomba di legno e intanto mutò <em>per sempre</em> l’approccio alla meccanica: il suo nome era Archita e noi siamo figli suoi.</p>
<p><em>L&#8217;ing. Antonio Tagliente è laureato in Ingegneria elettronica presso il Politecnico di Torino, dove   ha superato anche l’Esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio   della professione, ha frequentato poi il corso di Project Management   presso la Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi di   Milano. Dopo un’esperienza di lavoro sulle coste del Mar Rosso (Arabia   Saudita) nella costruzione di una centrale elettrica e di un dissalatore   multistadio, è rientrato in Italia, lavorando prima in Sicilia (nella   costruzione di moduli off-shore per la ricerca di gas metano nel Mar  del  Nord) e poi a Verona e a Milano (nella progettazione e costruzione  di  impianti di cogenerazione per la produzione contemporanea di energia   elettrica e termica). È attualmente Dirigente tecnico presso il gruppo   Ravagnan Spa, di Padova, leader nel settore del Trattamento Acque   Industriali sia in Italia e sia all’estero (Francia, Spagna, Germania,   Russia, Messico). Ricopre anche l’incarico di Amministratore Delegato   della Ravagnan Gestione Impianti, una delle società del gruppo e di   coordinatore tecnico della Tecoelettra srl, società operante nel settore   dell’impiantistica elettrica e dell’automazione industriale. È  iscritto  all’Ordine degli Ingegneri ed è Consulente Tecnico d’Ufficio  presso il  Tribunale di Taranto. Appassionato, sin da studente, di  storia della  scienza ed in particolare di storia dell’ingegneria, ha  già tenuto due  conversazioni, entrambe organizzate dagli Amici dei  Musei, presso il  Museo Archeologico di Taranto: una dal titolo  “Leonardo da Vinci e gli  ingegneri del suo tempo” e l’altra “Gli  ingegneri in età ellenistica e  il mistero di Antikythera” che ci  riproporrà appunto in questo incontro.  Dall’anno 2005 è socio degli  Amici dei Musei di Taranto.</em></p>
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		<title>Presentazione del volume &#8220;Il Duomo di Massafra&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 08:27:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Su iniziativa dell&#8217;Arciprete parroco don Sario Chiarelli, il prof. Roberto Caprara ha scritto un volume su &#8220;Il Duomo di Massafra&#8221;, l&#8217;edificio sacro che i massafresi chiamano familiarmente la &#8220;chiesa nuova&#8221; o, in modo improprio, la chiesa di San Lorenzo che, &#8230; <a href="http://www.archeogruppo.it/2011/11/presentazione-del-volume-il-duomo-di-massafra/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2011/11/Copertina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2006" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="Copertina" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2011/11/Copertina-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Su iniziativa  dell&#8217;Arciprete parroco <strong>don Sario Chiarelli</strong>, il prof. <strong>Roberto Caprara</strong> ha scritto  un volume su &#8220;Il Duomo di Massafra&#8221;, l&#8217;edificio sacro che i massafresi chiamano  familiarmente la &#8220;chiesa nuova&#8221; o, in modo improprio, la chiesa di San Lorenzo  che, in effetti, è dedicato alla Vergine Immacolata anche se ora è sede della  parrocchia di San Lorenzo Martire e ospitava fino agli anni Cinquanta del secolo  scorso l&#8217;Insigne Capitolo Collegiale di Massafra. Si tratta di una agile  guida che illustra brevemente l&#8217;architettura, gli altari, le statue, i dipinti,  le epigrafi e gli altri beni storico artistico che decorano la maggiore chiesa  di Massafra. L&#8217;occasione della  pubblicazione è data dagli ottanta anni dall&#8217;apertura al culto, avvenuta il dì 8  settembre 1931. Lo scritto è corredato da  decine di foto a colori di <strong>Umberto Ricci</strong> e di <strong>Francesco Lato</strong>. L&#8217;impaginazione è  di <strong>Giulio Mastrangelo</strong> che ne ha curato la stampa. Il volume sarà presentato  domenica 4 dicembre 2011 alle ore 19,30 nella stessa chiesa.</p>
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		<title>Tesseramento 2011-2012</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 13:27:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Martedì 25 ottobre 2011 alle ore 19:30 presso il Teatro Comunale di Massafra, in Piazza Garibaldi, si svolgerà l&#8217;incontro per il TESSERAMENTO ARCHEOGRUPPO 2011-2012. Nella serata presenteremo i risultati della MISSIONE CAPPADOCIA 2011 che ha visto in settembre un gruppo &#8230; <a href="http://www.archeogruppo.it/2011/10/tesseramento-2011-2012/">Continua la lettura <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2011/10/manifesto-tesseramento.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1978" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="manifesto tesseramento" src="http://www.archeogruppo.it/wp-content/uploads/2011/10/manifesto-tesseramento-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>Martedì 25 ottobre 2011 alle ore 19:30 presso il Teatro Comunale di Massafra, in Piazza Garibaldi, si svolgerà l&#8217;incontro per il <strong>TESSERAMENTO ARCHEOGRUPPO 2011-2012. </strong>Nella serata presenteremo i risultati della <strong>MISSIONE CAPPADOCIA 2011</strong> che ha visto in settembre un gruppo di nostri soci protagonisti della terza fase del progetto <strong>“Cultural Rupestrian Heritage in the Circum-Mediterranean Area Common Identity, New Perspective”</strong>, cofinanziato dalla Direzione Generale Educazione e Cultura della Commissione Europea, iniziato coi Convegni internazionali di Studio tenuti a Massafra nel mese di Ottobre del 2010 e nel mese di maggio del 2011 a cui hanno partecipato i partner del Progetto e cioè l’Università di Firenze per l’Italia, il Politecnico di Valencia per la  Spagna, l’Ecole Nationale Superieure d’architecture Paris La Vallette per la Francia, il National and Kapodistrian University of Athens per la Grecia nonché Kadir Has University Istanbul per la Turchia, nonché numerosi ricercatori di ben 10 Università italiane e di una ventina di Enti e Fondazioni sia italiane che straniere. La Missione, col coordinamento storico di <strong>Roberto Caprara</strong> e con l’organizzazione di <strong>Giulio Mastrangelo</strong>, è stata guidata sotto il profilo scientifico da Franco dell’Aquila, esperto dell’architettura dell’habitat rupestre, con la partecipazione di <strong>Domenico Caragnano</strong>, esperto degli affreschi delle chiese rupestri, anche nella veste di Direttore del Museo del Territorio di Palagianello, di <strong>Pino Fazio</strong>, esponente della Società Friulana di archeologia, da <strong>Beniamino Polimeni</strong> dell’Università del Mediterraneo, dal fotografo <strong>Umberto Ricci</strong> e dallo speleologo <strong>Antonio La Selva</strong> di Santeramo in Colle. Tutti con una grande esperienza di ricerche sugli insediamenti rupestri. <span id="more-1977"></span>La Missione ha avuto un grande successo innanzi tutto dal punto di vista dell&#8217;accoglienza che le autorità culturali e istituzionali locali hanno riservato ai nostri amici: il Direttore dei Musei all&#8217;aria aperta della Cappadocia ha favorito l&#8217;accesso e il lavoro di rilievo e censimento delle emergenze storiche e archeologiche in tutti i siti visitati. La nostra delegazione è stata inoltre ricevuta dal Sindaco di Goreme e dal Sindaco di Urgup, nonché invitata anche a pranzo da quest’ultimo: cose inimmaginabili in Italia. Naturalmente tale accoglienza non è stata dovuta al caso ma solo ed esclusivamente alla paziente e pluridecennale attività di soci dell&#8217;Archeogruppo, quali Roberto Caprara e Giulio Mastrangelo, che a partire dal giugno 1989 hanno saputo coltivare e intrattenere cordiali rapporti con operatori culturali, turistici e imprenditoriali della Cappadocia. Il 25 ottobre saranno proprio alcuni protagonisti della Missione a “raccontare” l’esperienza attraverso le immagini e gli appunti raccolti durante il loro viaggio. Ad arricchire la serata interverrà <strong>Emine Türk, Direttrice di “Unione di amicizia Italia-Turchia</strong>” che ha incontrato i nostri soci anche in Cappadocia. Ricordo che l’appuntamento è patrocinato dal Comune di Massafra, dalla Consulta delle Associazioni di Massafra e dal Museo del Territorio di Palagianello. Vi aspettiamo!</p>
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